Come parlare ai bambini di terrorismo

In questo periodo dove si respira un’aria di tensione, paura ed incertezza per i continui attacchi terroristici che imperversano in tutto il mondo, ma soprattutto vicino a noi, ad un passo dal nostro paese, siamo tutti in stato di allarme e i bambini vivono la loro vita a stretto contatto con tutta questa angoscia e tensione che può portare loro a vivere anche forti situazioni di disagio.

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Per questo motivo genitori e adulti di riferimento, come educatori ed insegnanti, devono essere preparati non solo ad affrontare la tematica del terrorismo e di ciò che sta accadendo con i bambini, ma devono essere attenti a fungere da mediatori emotivi per aiutarli a gestire le tante e confuse emozioni che questi eventi portano con sè. Inoltre devono anche essere attenti a cogliere eventuali segnali di malessere e disagio dei piccoli che possono necessitare di un intervento di supporto più mirato e specialistico.

Come genitori si vorrebbe proteggere i propri figli da queste notizie e questi eventi così tanto da evitare di parlarne, ma dobbiamo tener presente che i bambini potrebbero venire a conoscenza dei fatti dai coetanei o in altri contesti e potrebbero essere ancora più confusi e terrorizzati da informazioni non appropriate, per cui è sempre meglio che siano i genitori stessi ad affrontare l’argomento con i propri figli, anche perché non solo possono fornire loro le informazioni più appropriate, ma lo possono fare nel modo più corretto e rassicurante per loro essendo le figure di riferimento principali.

In primo luogo è importante che l’adulto ponga domande al bambino per capire quali informazioni ha già sentito o acquisito e per permettere di aprire un canale di comunicazione su tale tematica. Partendo da quelli che sono i racconti del bambino si possono fare domande su come si sentono e cosa provano per aiutarli ad essere più centrati su se stessi e ad esprimere in modo adeguato le emozioni che provano. Si può chiedere loro cosa non è chiaro e cosa ancora vorrebbero sapere e bisogna essere sempre pronti a dire loro la verità attraverso parole che devono essere adeguate all’età e alle loro capacità di comprensione. Il tono che l’adulto deve mantenere deve essere sempre un tono rassicurante e tranquillo perché più il bambino percepisce tranquillità e sicurezza emotiva nell’adulto di riferimento più si sente protetto e al sicuro. Infatti il messaggio che è importante che passi ai bambini è quello che si possano sentire al sicuro e protetti, se è vero che ci sono continui attacchi terroristici da parte dell’Isis, bisogna dire loro che ci sono persone che sono attive sempre per occuparsene e proteggerci e per cercare di risolvere il problema in Europa e nel Mondo e far in modo che torni la pace.

Ciò che è importante è che i bambini non sviluppino convinzioni negative rispetto al mondo, convinzioni di scarsa sicurezza che li possono far vivere con paura, terrore ed ansia o possano portarli a vivere male le situazioni di esposizione multirazziale. Per questo bisogna chiedersi prima quali contenuti si vogliono trasmettere ai propri figli e poi usare sempre parole che non siano fonte di terrore e traumatizzazione, ma che possano invece spiegare in modo rassicurante la situazione senza fomentare l’odio razziale.

Come adulti di riferimento bisogna stare molto attenti ai segnali emotivi che i bambini mandano, cercare di capirli con i bambini stessi per aiutarli ad esprimerli ed elaborarli fungendo proprio da mediatori emotivi e se proprio i bambini non riescono a dirci nulla magari essere noi a far notare loro che li vediamo tristi o impauriti o ansiosi o preoccupati e poi aiutarli ad andare in fondo a tali vissuti per aiutarli a capire cosa li fa sentire così. In questo modo non solo lì si aiuta a gestire la momentanea difficoltà emotiva, ma gli si permette di sentire un clima di fiducia, sicurezza, protezione ed aiuto su cui possono sempre contare.

Bisogna sempre parlare loro con termini semplici e adeguati all’età e chiedere loro cosa hanno capito per verifica, lasciare aperto il canale comunicativo per far sì che sappiano che possono in qualsiasi momento chiedere e far affidamento su di noi, per questo è importante dire che possono sempre chiedere se hanno domande da fare o se sono curiosi di avere altre informazioni.

Ovviamente più sono piccoli, età prescolare, è più risulta importante che non vengano esposti a materiale mediatico che possa risultare traumatico o angosciante, ed è importante che se da più grandi vedono di queste notizie lo facciano con affianco un adulto in grado di rassicurarli, spiegare e mediare.

Inoltre bisogna sempre essere attenti a notare cambiamenti nel tono dell’umore o nei comportamenti che potrebbero essere segno di malessere, come ansia di separazione, paure, tensioni, comportamenti aggressivi o depressivi, disturbi del sonno, incubi notturni… In queste situazioni è bene che anche i canali comunicativi tra adulti siano aperti e disponibili al confronto, per cui tutti gli adulti che stanno vicino ai bambini dovrebbero monitorare e scambiarsi informazioni sui comportamenti e gli atteggiamenti dei bambini per poterne monitorare lo stato di benessere o malessere. Nel caso si evidenziassero segnali di stress, come quelli sopra indicati, risulta opportuno rivolgersi ad uno psicologo competente che possa aiutare il bambino e la famiglia a gestire al meglio la situazione per evitare che i vissuti di malessere possano diventare un disagio conclamato.

Bibliografia:

Dott.ssa Enza Gidaro, Dott.ssa Simona Vecli, “Isis, Terrorismo e Stress. Parlare dell’ISIS e prevenire reazioni di stress nei bambini e negli adolescenti dopo gli attentati di Parigi”.

Associazione per l’EMDR in Italia, 2015

Dott.ssa Veronica Arlati
Psicologa – Psicoterapeuta
via Carlo Poerio 43 – 20129 Milano
tel. 3477635319
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