QUANDO MAMMA E PAPA’ SI SEPARANO

La separazione dei genitori è senza dubbio un evento sconvolgente per i bambini. I genitori che decidono di separarsi devono esserne consapevoli e devono impegnarsi affinché entrambi, mamma e papà, continuino ad essere per i loro figli un punto di riferimento costante ed evitare che i bambini percepiscano il conflitto tra loro che ha portato alla separazione.

 

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Questo lo spirito della Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 che sancisce, in caso di divorzio-separazione, il diritto dei figli minori a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori garantendo loro cura, educazione ed istruzione da parte di entrambi. La legge è volta inoltre a garantire la conservazione dei rapporti con ascendenti, i nonni, e con i parenti di ciascun genitore.
È sancito quindi il principio della bi-genitorialità, intesa come condivisione, corresponsabilità e codecisione. In una parola: l’affidamento condiviso, in cui la potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori, le decisioni di maggior interesse relative all’istruzione, educazione, salute sono assunte di comune accordo. In caso di disaccordo, invece, la decisione è rimessa al giudice.

 

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Limitatamente alle questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.
I genitori che, ai sensi dell’art. 147 del codice civile, hanno l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, della inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli, quando si separano hanno il dovere di collaborare sul piano economico e relazionale secondo le regole convenute o stabilite dal giudice.
Ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito anche se il giudice, ove lo ritenga necessario, può stabilire la corresponsione di un assegno periodico in base alle esigenze del figlio, il tenore di vita goduto prima della separazione, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le risorse economiche di entrambi i genitori, la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L’assegno si adegua annualmente agli indici ISTAT e può essere anche disposto a favore dei figli maggiorenni quando questi non abbiano adeguati redditi propri.
Resta comunque fermo il principio in base al quale deve prevalere sempre l’esclusivo interesse dei minori e pertanto qualora il giudice ritenga che l’affidamento condiviso sia contrario a tale interesse, ai sensi dell’art. 337 quater del codice civile, può disporre l’affidamento esclusivo ad uno solo dei genitori.
In questo caso, il genitore non affidatario conserva l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli ed è tenuto altresì a versare un assegno mensile di mantenimento per la prole oltre che a provvedere alle spese considerate straordinarie (ad esempio quelle scolastiche, mediche, sportive, per le vacanze).
Così anche per quanto riguarda l’assegnazione della casa familiare. Ciò che il giudice valuta è l’esclusivo interesse dei figli e la decisione deve perseguire il fine di conservare per i bambini l’habitat domestico inteso come centro degli affetti degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare.

 

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